giovedì 9 marzo 2017

Profumi e breve storia ed evoluzione- Parte1

Questa volta parlerò di qualcosa di qualcosa che può sembrare il massimo della vanità, eppure è di uso comune e quotidiano: i profumi.
Oramai troviamo ogni genere di profumo, da quello, ovviamente, personale, a quelli per ambienti, ci sono perfino fragranze, ed essenze, tanto quando olii ricercati e costosi, fatti espressamente per la casa.
Ovviamente nel tempo è cambiato tutto, e le fragranze si sono ‘evolute’ arricchendosi di essenze ed olli essenziali estratti da piante che fino agli anni ’70 non erano considerate ‘abbastanza’ nobile per essere utilizzate nell’industria profumiera.
Teniamo a mente da dove sia partito il primo vero profumo? La prima essenza?
Ovviamente la risposta che vi state dando è quella corretta, la prima essenza è stata ovviamente francese.
Si trattava di una sostanza oleosa, a base di oli estratti dalle piante e fiori, estratti di legni (sandalo) grasso animale, ed ambra marina (la famosissima ambra grigia), densa e di un colore giallo scuro. Era di qualcosa di estremamente diverso da come è arrivato ai nostri giorni, e nel corso del tempo le formule dei profumi sono cambiate.
Le boccette ad esempio erano in cristallo, o vetro spesso ed occorrevano settimane perché la fragranza fosse pronta, la formula poteva variare a seconda delle stagioni-per via dei fiori e delle piante che si reperivano durante i mesi invernali, piuttosto che in quelli primaverili-, e ci si doveva recare dal ‘maestro profumiere’ perché riempisse le boccette.
Queste boccette, acquistate addirittura in gioielleria avevano anche loro un costo, ed era cura del cliente fornirle, erano piccole e non contenevano molto liquido, più o meno quel che oggi considereremmo 25/30Ml.
Pensate che solo pochissime persone fra fine del 1800 ed inizi del ‘900 poteva permettersi il profumo, ed ovviamente era solo ad appannaggio femminile, per gli uomini c’erano infatti le cosiddette ‘colonie’ che erano molto più leggere e meno sofisticate.
Breve inciso sull’acqua di colonia, nota come colonia che nasceva invece sin dal 1660, ed era una combinazione ilio essenziali ed acqua distillata.
I profumi che finalmente solo alla fine degli anni ’50, hanno cominciato ad essere commercializzati a quel punto si erano ‘modernizzati’ e moltissime case profumiere cominciarono a venderle timidamente presso i saloni di bellezza, e presso i barbieri di lusso.
A questo punto si parlava sempre di essenza o fragranze, il profumo infatti continuava ad essere ‘puro’, sempre la stessa formula, estratti di piante aromatiche, ilio essenziali di fiori, ed ambra grigia marina.
Restavano pur sempre costosi i profumi, ed infatti ‘le signore’ come mostrato in iconici film americani, piuttosto che acquistarli se li facevano mettere nei saloni di bellezza, dopo la messa in piega.
E’ proprio così che una famosissima casa cosmetica americana, Estee Lauder ha sviluppato alcune delle sue più note fragranze, come Pure White Linen. Studiato per adeguarsi alle giovani spose in quanto, quasi completamente a base di fiori bianchi. Seguirono poi altre famosissimi profumi dalla Lauder, ma la più storica resta Pure White Linen.
Finalmente nel decennio successivo gli anni ’60 i profumi cominciarono ad essere venduti direttamente al pubblico, in negozi specializzati che prendevano il nome di ‘Profumerie’ ed erano, necessariamente, una modernizzazione delle botteghe dei maestri profumieri diffuse solo in alcune capitali europee.
A questo punto i profumi avevano smesso di essere densi, dal colore torbido, sempre sul giallo ambra, se possibile anche più scuro, non si ‘ricaricavano’ in boccette piccole, e fornite dal cliente, non c’era nessuna attesa per creare la fragranza, ma erano già pronte per la vendita, imbottigliate, sempre in vetro ma con l’etichetta del produttore, che fosse Dior, Chanel, Rochas, Givenchy, o Yves Saint Laurent, ma ci sono anche Roger&Gallet leader delle colonie.
Accidenti siamo partiti da lontano per arrivare agli anni ’60, ed è qui che i profumi cominciano a diventare un lusso vero e proprio a cui le persone non vogliono rinunciare.
C’è da dire che fino agli anni ’60 la produzione delle fragranze era tutto sommato artigianali, non c’erano altro che olii essenziali di alcuni legni, perlopiù sandalo, olii di fiori, ambra grigia, olii di castoro.
I formati in cui i profumi sono offerti svariano dalle boccette piccole, solitamente 20/30Ml fino ai 100Ml e perfino i 200Ml.
I formati da vendita restarono questi fino alla fine degli anni ’70, perché è stato allora che le formule sono cambiate, aggiungendo alla formula originale alcool ed etanolo, e diminuendo la presenza di ambra grigia-per via delle pressioni ambientaliste- e quella di olii essenziali sia di fiori che di legni.
Questa scelta è stata dettata sia dai costi di produzione, sia dalla produzione continuativa dei profumi stessi per tutto la durata dell’anno solare.
Non era immaginabile né sostenibile produrre ‘Miss Dior’ consecutivamente senza alterarne leggermente la composizione, non si parla ovviamente degli olii essenziali e floreali ma solo delle percentuali della formula ovviamente.
Era anche scontato che si usasse qualcosa di più corposo che aiutasse il profumo e la sua essenza a mantenersi inalterata nei mesi, o negli anni.
Gli anni ’70 sono stati rivoluzionari per l’industria dei profumi, l’impatto della modernità si avvertì anche nelle fragranze, è infatti negli anni ’70 che nascerà una delle più rivoluzionarie fragranze femminili, a dispetto delle più note di Chanel, sto parlando di Opium di Yves Saint Laurent.
Nel 1972 nasce infatti il primo profumo orientale, ispirato alla Cina Imperiale, che da qual momento detterà una svolta nel campo delle formule dei profumi e delle essenze, discostandosi dalle classiche note floreali e dolci, dalle cipriate date da ambra, alcool, e ambra.
In Opium sono presenti fiori aspri, legni orientali, ed orchidea.
Poi sono arrivati gli anni ’80 in cui c'è stata una transizione, in alcuni casi non riuscitissima, fra commercializzazione, mediatizzazione, ed effettiva ricerca di nuove frontiere delle fragranze.
Tutti i marchi, da Sergio Tacchini, a Soprani, per finire a Najoleari dovevano avere un profumo, era un cosa che non poteva mancare.
Gli anni ’80 hanno segnato l’esplosione del ‘EAU DE TOILETTE’ che ha quasi soppiantato il classico ‘EAU DE PARFUM’ ed anche del famigerato erogatore/dispenser che purtroppo ha finito con il soppiantare verso la fine degli anni ’90 il tappo detto a ‘contagocce’ che era in uso da sempre.
Ma tuttavia c’era ancora la qualità, seppure si cercasse di tenere sotto controllo i costi, che negli anni erano mano mano lievitati sempre di più, fra tutte ci sono ‘Posion’ di Dior, il classico con boccetta viola e liquido nero, scatola verde esternamente. Qualcosa di inaspettato fra classico, un profumo ambrato, speziato, corposo, ma al tempo stesso privo dell’effetto cipriato, o incensato che era stato un classico fino al decennio precedente.
Negli anni ’80 quel che non può mancare è il cosiddetto ‘omaggio’, potevano essere spille, bracciali, ciondoli con laccetti che riproducevano un dettaglio delle bottiglie di profumo,se per caso avete una mamma, o una zia chiedete loro se conservano ancora alcuni di questi omaggi, oggi hanno un valore da collezione, oltre che essere considerati della bigiotteria vera e propria.
Gli anni ’90 sono stati all’insegna di un minimalismo anche nelle fragranze, sempre spinte dalla immancabile pubblicità, ormai sparite le classiche bottiglie elaborate vediamo arrivare sui banchi delle profumerie bottiglie ‘anonime’ come quella del famosissimo CK One, una fragranza unisex che ha fatto da mattatrice per tutto il decennio.
Un fragranza degna do nota è il primo profumo di Jean Paul Gaultier, la boccetta a forma di manichino in tubo di latta è stata quasi un icona, un profumo cipriato e per niente floreale che richiama all’olfatto le vecchie fragranze storiche degli anni ’60, arrivata nel 1996.
Ma il cambiamento definitivo ci fu qualche anno prima con Angel di Thierry Mugler, una fragranza molto amata, che propone note fruttate miste al bergamotto.
Innovativa la confezione a forma di stella a 5 punte, che nei formati più piccoli si adagia sul ripiano. Qui si torna indietro perché fu proposto per anni solo nella versione eau de parfum, mentre ciò che non mancava per tutti gli anni ’90 era l’immancabile eau de toilette.
Anche i punti vendita negli anni sono cambiati, da boutique di lusso ed esclusive dei primi anni ’30, ai saloni di bellezza rinomati negli anni ’50, fino alle profumerie vere e proprie degli anni ’60, dagli anni ’70 in avanti i profumi saranno venduti nelle boutique accanto a capi prestigiosi, negli esclusivi spazi di grandi magazzini di lusso come il notissimo Harrods a Londra, ed in alcuni prestigiose catene alberghiere, per essere invece diffusi in normalissime profumerie multimarca negli anni ’80, oppure acquistabili in volo evitando le tasse d’importazione-ebbene si, per chi fosse giovane, prima della Unione Europea per acquisti fatti fuori dal nostro paese si doveva pagare l’importazione, azzerando il risparmio sul prezzo al dettaglio con iva più bassa-
Mentre negli anni ’90 con l’avvento dei centri commerciali, vedremo grandissimi punti vendita e la nascita delle primissime catene di profumeria all’ingrosso, che saranno poi le antenate di notissime profumerie con numerosissimi punti vendita come Limoni, Sephora e Douglas tutte con relativi siti e-commerce per acquisto on-line.
Perché non dimentichiamo che nella seconda metà degli anni ’90 internet si è finalmente sviluppato anche nel vecchio continente, dando una connotazione virtuale anche all’acquisto dei profumi e cosmetica, considerati prodotti di lusso.
Insomma se negli anni ’70 ed ’80 si è cercato di rendere accessibile a tutti i profumi, se negli anni ’90 si è cercato di offrire prezzi contenuti, nel nuovo millennio, chissà magari per cercare di un antidoto al mercato saturo di fragranze ed essenze, si ritorna all’esclusività.
E’ in questa chiave che alcuni marchi storici come Dior, Chanel, ma lo stesso Cartier lanciano di quando in quando edizioni limitate delle loro fragranze, vendute solo ed esclusivamente in alcuni punti vendita monomarca, gestiti dagli stessi produttori.
Nel nuovo millennio cambia un po’ tutto, sembra che la tradizione sia quasi ‘soppiantata’ dalla innovazione, molti componenti dell’antica formula dei profumi già negli anni precedenti aveva subito cambiamenti, per via delle pressioni animaliste olii animali, ed ambra marina erano stati bannati dall’industria profumiera, e nel 2010 anche il muschio-essenziale per diverse storiche fragranze- fu aggiunto alla lunga lista.
Ecco allora che la chimica si è affiancata all’antica arte della produzione dei profumi, con le nuove tecnologie è stato possibile infatti ‘sintetizzare’ o se preferiamo, ‘riprodurre’ in laboratorio ambra, muschio, e vaniglia, piuttosto che orchidea o altri fiori costosi e rari, che per esiguo quantitativo non erano sufficienti a garantire una produzione continuativa della fragranza.
Mentre moltissime casa anche note sono passate a queste nuove tecniche in controtendenza si sono mosse invece case come Estee Lauder e Thierry Mugler, entrambe preferendo una produzione stagionale, come nel caso di Lauder, oppure limitata come Mugler.
Con il nuovo millennio cadono anche le barriere riguardo gli ingredienti scelti per comporre, o sintetizzare una fragranza, si usano anche caffè, cioccolato fondente, tabacco, ribes, melograno e tutte le cose più bizzarre che vi possono venire in mente.
I risultati non sempre sono all’altezza, e sempre più case preferiscono ritirare dal commercio uno storico profumo, come il caso di ‘So Pretty’ di Cartier, ‘Tendre Poison’ di Dior, ‘Femme’ di Rochas ma anche altri della Lauder, piuttosto che offrire una fragranza ‘rimaneggiata’ e ‘modernizzata’ che non sarebbero all’altezza del profumo originale.
Attualmente vediamo che anche le bottiglie dei profumi sono molto diverse tra di loro, si sazia da forme classiche come bottiglie cubiche, o rettangolare, a quelle sfaccettate, a quelle in stile barbiere dei primi del 1800-come il caso della nuova bottiglia di Must di Cartier- oppure astratte, o che inneggiano alla silhouette femminile come Organza, di Givenchy, insomma moltissime forme, alcune più moderne di altre.
E’ scomparso definitivamente il tappo in vetro, ed il vecchio metodo, molto elegante, del ‘contagocce’, e talvolta anche tappi, ed erogatori alias dispense sono molto spesso in rubinetteria anziché ottone come fino agli ‘80.
Insomma un occhio al progresso si, ma spesso anche al risparmio, da nostalgica preferisco il vetro, tappi inclusi ed avere la scelta del ‘contagocce’ non mi dispiacerebbe, ma ovviamente de gusti bus.

Profumi e come sceglierli-Parte 2 

Foto prese da Pinterest

Maria C. classica figlia degli anni ’80, è una appassionata di moda ed accessori, ha ovviamente una smodata passione per le borse d’alta moda. Studi classici, lingua estera parlata è l’inglese e la sua principale passione è l’acquisto on-line di accessori ed molto altro. Un'altra sua passione è la bigiotteria vintage e che talvolta ‘reinventa’ per dare vita a nuove creazioni. Appassionata di Ball Jointed Doll, ha una discreta collezione di bambole di cui la maggior parte personalizzate da lei e per cui si diverta a creare anche parrucche ed occhi. 

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